Umberto Veronesi e gli ormoni

Qualche giorno fa Umberto Veronesi  ha rilasciato quest’intervista al Corriere della Sera dove inizia a parlare del calo della fertilità maschile e finisce sul rapporto tra produzione ormonale e società.

Non sono in grado di appoggiare o confutare molto a proposito di quanto dice sul calo della fertilità e su quanto lo stile di vita influisca sulla produzione di ormoni, non solo sessuali, ma credo di essere capace di analizzare la comunicazione. Ad un certo punto dice “omosessualità e bisessualità sono in aumento costante, pur considerando una maggiore libertà a dichiarare una sessualità diversa o più ampia rispetto a pochi decenni fa. Sono in aumento anche i cambiamenti di sesso, quasi sempre a favore di quello femminile” e quello che leggo è che di fatto la società occidentale abbia portato dei cambiamenti ormonali tali da aver praticamente fatto aumentare omosessualità, bisessualità e, come dice lui, cambiamenti di sesso. Non lo dice esplicitamente ma affermarlo all’interno di un discorso medico declina, secondo me, quanto detto in questo senso, e non fa che confermare l’idea di una medicalizzazione del genere e dell’orientamento sessuale. Si parla di cambiamento culturale, sì, ma il contesto rimane un discorso medico ed endocrinologico ed esclude l’autodeterminazione della persona. Veronesi parla anche del fatto che le donne siano diventate più competitive, cita un soffocamento della femminilità. Questa maschilizzazione delle donne sta causando una devirilizzazione dei maschi e questo a Veronesi sembra non andare molto giù. Comunque di seguito l’intervista completa (dovrebbe essere completa, sul sito del corriere non c’era).

***

«Credo che una delle possibili cause di questo fenomeno sia antropologica e risieda nel cambiamento dei ruoli familiari e sociali, che nel tempo ha prodotto una modificazione nella stessa biologia degli organismi». Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia e soprattutto attento osservatore dell’evoluzione (nel bene e nel male) dell’umanità e dell’ambiente in cui l’uomo vive e sopravvive, da tempo parla di un futuro tendente alla «parità» anche ormonale dei generi. In realtà il calo della fertilità maschile non è una novità: da 40 anni si osserva in Occidente una riduzione progressiva degli spermatozoi e della loro vitalità.

Una delle cause, per Veronesi, è socio-evoluzionistica. Che cosa accade?
«Se un uomo deve alzarsi al mattino per cacciare la preda che fornirà cibo a sé e ai suoi, se deve uccidere, appostarsi, inseguire, il cervello comunica i suoi bisogni aggressivi all’ipofisi, che stimola altre ghiandole tra cui le gonadi: da qui la produzione di molti ormoni maschili, che a loro volta creano spermatozoi. Se invece lo stesso uomo trascorre la giornata in ufficio, arriva a casa, culla il figlio e aiuta nei lavori domestici, la sua ipofisi riceve meno stimoli e giorno dopo giorno i testicoli si “addormentano”».

Lo stesso esempio, rovesciato, si può fare per la donna e la produzione di ormoni femminili?
«Certo. La donna oggi deve sviluppare aggressività, fare carriera, comandare persone, assumersi responsabilità, competere con gli uomini, sopportare doppi e tripli ruoli, che soffocano la sua femminilità. Il risultato è che le donne affrontano la prima gravidanza in età più avanzata e appaiono sempre meno femminili, socialmente e biologicamente».

Quindi, mascolinità e femminilità verso la parità. Con quali conseguenze?
«Si sta attenuando la polarità che è all’origine del fenomeno dell’attrazione in natura: i poli opposti si attraggono, quelli uguali si respingono. Inoltre fino a 2000 anni fa l’umanità era dominata dall’angoscia dell’estinzione. L’ossessione per la discendenza si percepisce bene leggendo la Bibbia: la sterilità era il peggiore dei mali e qualsiasi cosa era giustificata pur di procreare, dal tradimento fino all’incesto. Oggi invece la nostra ansia è la sovrappopolazione e la spinta sociale è alla limitazione delle nascite. E i fenomeni demografici influenzano la biologia. C’è un legame profondo fra mente, assetto ormonale e sessualità».

Il tutto si traduce anche in un cambiamento culturale…
«Il risultato dell’influenza culturale sulla sessualità è sotto i nostri occhi: omosessualità e bisessualità sono in aumento costante, pur considerando una maggiore libertà a dichiarare una sessualità diversa o più ampia rispetto a pochi decenni fa. Sono in aumento anche i cambiamenti di sesso, quasi sempre a favore di quello femminile».

Influenze sociali e culturali, va bene. Ma cause biologiche non vi sono? L’ambiente non incide?
«Il delicato meccanismo di produzione di spermatozoi può venire alterato anche da altre interferenze di tipo ormonale. Obesità e sovrappeso, per esempio, sono fattori negativi perché le cellule del grasso favoriscono la produzione di estrogeni, i principali ormoni sessuali femminili. I quali possono essere anche contenuti in alcuni cibi come la carne, perché utilizzati per accelerare lo sviluppo e l’aumento di peso negli animali d’allevamento».

Che fare dunque? Si può evitare il sovrappeso, ridurre il consumo di carne, ma sarebbe antistorico tornare ai modelli di vita di oltre un secolo fa, quando i ruoli di maschio e femmina erano ben distinti e la polarità era fortissima.
«Un ritorno al passato è improponibile. L’omologazione dei generi è un fenomeno positivo per l’umanità perché l’entrata in scena della donna con ruoli sempre più strategici non può che portare ad un mondo migliore, più giusto e più pacifico. Sta alla scienza il compito di contribuire alla risoluzione del problema dell’infertilità, come sta avvenendo grazie agli studi sulla fecondazione assistita, oggi sempre più necessità sociale. Ma la scienza non va ostacolata per ragioni ideologiche o di principio».

Un consiglio alle istituzioni, ai politici?
«Direi un dovere. Quello di lasciare ai nostri giovani, che sempre di più avranno il problema della sterilità, leggi che li aiutino a procreare. Altrimenti si corre il drammatico rischio di un futuro senza bambini».

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One thought on “Umberto Veronesi e gli ormoni

  1. l’unica cosa che gli ormoni possono influenzare è il desiderio sessuale, ma non l’orientamento sessuale o l’identità di genere, perché se così fosse, allora le donne transessuali non esisterebbero in quanto il testosterone è l’ormone più “forte”.
    ma visto che esistono eccome, va da sè che crolla tutta la tesi di veronesi.
    purtroppo ‘sta menata degli ormoni è piuttosto in voga tra endocrinologi con idee balorde sulla formazione dell’identità di genere.

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