Oppressed Majority di Eléonore Pourriat

E una critica ragionata a questo corto.

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Appunti a margine di una gif

Una cosa di cui sento parlare spesso è quella cosa che viene chiamata amore. Detta così, proprio scritta in questo modo, sembra scritta da una presenza aliena. Come se non ne sapessi nulla.

Una volta ne sapevo, ma poi eventi su eventi, come onde acide, hanno rosicchiato la mia capacità di comprendere, vivere, sviluppare amore.

Belle parole, mancava “progettare”.

Ho forse superato un punto di non ritorno e varcato la soglia della povertà? Il mio cuore ha perso le sue piume e ha assunto il colorito tipico dei pesci?

Questo è quello che temo.

L’adattarsi al mondo ha dato e ha tolto. Tra le cose che ha tolto è stata questa tenerezza granulosa, tra le cose che ha dato, una maggiore forza.

Per ogni cosa acquisita, ce n’è sempre una che si perde. Per ogni cosa persa, non è detto che ci sia qualcosa che la rimpiazzi. 

Il punto d’inizio comunque è sempre lo stesso: tu non te lo meriti.

Vorrei chiudere qui, rinchiudermi dentro le parole, con una frase a effetto a cui potrebbe seguire un nuovo capitolo che forse non arriverà mai. Lasciare questa frase sospesa nel vuoto, sul bordo di una scogliera e non dover spiegare nulla. Vorrei non dover spiegare nulla.

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