ormone sei e ormone ritornerai

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In questi quattro mesi non ho scritto praticamente niente. Quasi non ricordo, come spesso mi succede. Che dimentico un sacco di cose, ma poi perché? Perché no?
Quattro mesi e poco più da quando ho iniziato la terapia ormonale. Posso recuperare frammenti che ho scritto su facebook, pensavo fosse la cosa migliore, scrivere e poi raccogliere frammenti, non è detto che lo sia, anzi no.

Mi ricordo un sollievo di aver allontanato il testosterone come fosse uno spirito maligno che mi infestava i genitali e non solo.
Poi ho voluto dare una smorzata al cacciatore (la cacciatrice?) del virile ormone.
A volte mi concentravo sull’aspetto repressivo.

Il virile ormone represso, non è ironico?

Ma non c’era altro modo. Il lato alchemico è ancora sconosciuto, e non ho ancora molta dimestichezza manipolatoria. Mi affido.

Ho perso delle cose?

Può darsi. Ma come posso essere sicura di conoscere tutte le cose che ho perso, se forse nemmeno le conoscevo tutte? Non ho mai fatto un inventario, per fortuna.

Ma erano realmente cose mie? O cose che mi sono arrivate in eredità?

A volte mi guardo e vedo tratti somatici della mia famiglia.
Vorrei non ci fossero, e nascere dal nulla.
Dimenticando, nasco dal nulla.

Ho capito tante cose di me?

Ho scoperto tante cose, tipo l’esistenza dei gattini fuori da internet.

Sono cambiate cose, certo. Sono cambiate cose.
Le pensavo inamovibili, eterne, strutture grottesche.

Se il dito indica la luna, lo sciocco guarda il tapis roulant.

Bilanciare gli sforzi verso l’esterno mi hanno fatto un po’ perdere di vista alcune spinte nonsense interiori, il luna park del perdulbembo.

Adesso, forse, sono soggetta ai cicli lunari, così come ancora i miei sogni che mi portano indietro in territori disagevoli, cioè nel non presente, come se non esistessero gli sforzi e nei miei sogni fossi ancora un ragazzino che non riesce a tenere il punto e lo costringono a partecipare a reality di sopravvivenza in una casa del settecento totalmente allagata, a parcheggiare lontano, a sposarsi con la propria cugina divorziata, a fare viaggi spaziali con gente sconosciuta che litiga sul razzetto.

Poi ci sono io in versione skinhead. Un’altra vita.
Forse peggiore.

Ma è ovvio, penso, da cosciente non riesco a stare dietro ai miei cambiamenti. Ne vorrei di più, di meno, diversi, più intensi. Addentrarmi di più, molte paure sparite, ansie che diosanto com’era possibile vivere così?

Così nella suburra disabitata di un letto.

Dove inizia la mia identità? Dal mio sentire? Dai miei ricordi? Dalla mia anatomia? Dalle mie abitudini? E dove finisce?

Tutto questo, nonostante il risveglio tardo, i miei 31 anni come se fossero, diciamo, le dieci meno un quarto di mattina, che non è tardi tardi ma manco presto, no forse più le nove e venti, che non è presto presto ma nemmeno tardi.
Almeno mi piace crederlo. Ma anche non svegliarmi mai.

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