Bruce e Caitlyn Jenner hanno lo stesso cervello?

caitlyn-jenner-instagramLa settimana scorsa Repubblica ha pubblicato “What makes a woman?”, un articolo del New York Times, scritto dalla giornalista Elinor Burkett, e tradotto col titolo di “Donne e uomini hanno lo stesso cervello? Il dibattito che divide femministe e transgender”.

Negli Stati Uniti sulla transizione di Caitlyn Jenner si è scritto molto, Bruce Jenner è stato un campione olimpico e un personaggio pop, soprattutto un personaggio pop, talmente pop che si parlò di lui in una puntata dei Griffin.

In Italia non ha avuto ovviamente la sua storia non ha avuto avuto la stessa risonanza, così come i dibattiti sulle questioni di genere e transgenere sono totalmente esclusi da qualsiasi ambito che non sia accademico o antagonista o di nicchia.

Insomma qual è il senso di pubblicare, così, dal niente, un articolo del genere? In quale contesto e in quale dibattito pensavano di voler inserire questo contributo?

Innanzi tutto il titolo. Cosa fa di una donna una donna è un interrogativo molto diverso da Donne e uomini hanno lo stesso cervello?
Cosa fa di una donna una donna è una domanda che si riferisce alla definizione della donna in quanto tale, e non in relazione all’uomo e in un mondo di uomini, ed è anche una domanda retorica.

Donne e uomini hanno lo stesso cervello?, nonostante sia la frase di apertura dell’articolo, ha tutto un altro significato, potrebbe presupporre un contenuto scientifico, fa soprattutto leva sulla curiosità dei lettori e invece parla di tutt’altro. A me non sembra gran giornalismo.

La seconda parte del titolo parla invece di un dibattito, dove invece dibattito non c’è, è un articolo di opinione, non un riassunto di uno scambio scritto da un giornalista esterno a essa. Un opinione anche molto netta.
Il succo di tutto l’articolo è che “Chi non ha vissuto la propria intera vita da donna non dovrebbe arrivare a definire noi donne. Perché questo è quanto gli uomini fanno da fin troppo tempo.”
Nonostante dica che abbia lottato contro il binarismo di genere quello che suggerisce è che Caitlyn Jenner sia un uomo o quantomeno un ex uomo e che non abbia il diritto di definire cosa sia femminile e cosa no.
Quando Caitlyn afferma che “”Il mio cervello è più femminile che maschile”” Burkett lo intende come un editto assoluto sul femminile.
Dove Burkett vede un proclama pubblico di cosa sia e non sia il Femminile, io ci vedo un abile lavoro di scrittura televisiva, quando Jenner esprime il suo desiderio, non solo simbolico, dello smalto e lo mostra nel servizio fotografico di Annie Leibovitz, la giornalista ci trova l’ennesima riproposizione degli stereotipi femminili.

Caitlyn è diventata una vamp, ma è anche un gioco, un servizio fotografico per una rivista di moda, una performance. Caitlyn è un personaggio dello spettacolo e in quanto tale deve sottostare ad alcune regole e altre ne fa proprie, tanto che avrà un reality tutto suo.

Ovviamente in quanto personaggio televisivo Jenner diventa anche un simbolo, oltre che di sé, a quanto sembra dal timore di Burkett, di tutte le donne e di tutte le trans.

A parte che Jenner non potrà mai essere il simbolo di tutte le donne e di tutte le trans solo per il fatto di essere bianca e molto molto ricca, la questione è molto controversa e complessa perché coinvolge il discorso della rappresentazione mediatica e dell’immagine e quindi di performance e di preparazione di essa oltre che di femminismo e ruoli di genere e del lavoro femminile e di mestruazioni.

Come sottolinea questo articolo di Abbattoimuri le femministe non possono sostituirsi alla voce delle persone trans. E infatti alla pubblicazione di questa traduzione non è stata seguita, almeno su Repubblica, nessuna replica di queste persone trans. D’altronde chi avrebbe potuto scriverla in Italia? Qualche nome ci sarebbe ma non potrebbero mai arrivare a Repubblica. Inoltre la traduzione ha i soliti errori di concordanza tipo “La retorica del “sono nata in un corpo sbagliato” utilizzata da altri trans non funziona tanto meglio, ed è altrettanto offensiva, dato che ci riduce alle nostre mammelle e alle nostre vagine.”

Sull’essere contro la retorica della nascita nel corpo sbagliato sono d’accordo pure io, ma, torno al punto, proporre al pubblico italiano un contributo del genere, in questo modo è totalmente dannoso, per le persone trans, per il giornalismo, e per la credibilità del dibattito.

Quest’articolo parla di quanto sia importante raccontarsi per non scomparire, e per non spersonalizzarsi, che è esattamente il tipo di retorica degli omofobi e dei transfobi e di tutti gli intolleranti, quello di spersonalizzare l’oggetto della propria intolleranza. L’articolo di Burkett non lo ha fatto nei confronti di Jenner, poiché replica all’enorme copertura mediatica che ha avuto Jenner, dall’intervista/coming out alla copertina di Vanity Fair ma la pubblicazione italiana, decontestualizzata e totalmente piovuta dal cielo sì perché ha isolato una persona/personaggio offrendone un’opinione senza replica.

In ogni caso qualche risposta di autonarrazione c’è stata e questo articolo di Diana Tourjee, pubblicato su Original Plumbing è una bella e sincera testimonianza e pure queste copertine alternative di Vanity Fair.

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One thought on “Bruce e Caitlyn Jenner hanno lo stesso cervello?

  1. senza voler ridurre tutti al proprio corpo, io dico che il corpo, la corporeità è importante per definire chi siamo e quando il tuo corpo non corrisponde alla tua identità di genere anzi è l’opposto di essa bè è una faccenda seria, perciò credo che “nati nel corpo sbagliato” renda l’idea della situazione vissuta da molte se non da tutte le persone transgender
    Credo che le polemiche sulla copertina della Jenner siano sbagliate, lei aveva tutto il diritto di farla e non è prescrittiva per nessuno. Riconosciamo una buona volte che proprio come accade ai cisgender, anche tra le persone transgender ci sono uomini e donne in linea di massima fisicamente più bellocci di altri, il che non vuol dire disprezzare “gli altri”

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