L’ipotesi di una prole

Io non so se voglio avere figli. Ogni tanto me lo chiedo ma proprio non lo so.
Prima del trattamento ormonale ero fertile, i miei spermatozoi stavano bene e tutto quanto. Ho sempre creduto di no, che stessero male, un po’ agonizzanti come me, pigri e mezzi gobbi. Invece stavano proprio bene, mentre io stavo male, però loro stavano bene, così come altri organi del corpo stavano bene mentre io no, ero pigro e mezzo gobbo. Vabbè che lo sono ancora.
Questa imperturbabilità biologica è strana, un po’ strana, nemmeno troppo strana, è normale, niente di inusuale. E’ così che dev’essere la continuazione della specie.

Ho una età in cui è normale avere figli, non che sia obbligatorio, però succede spesso. I figli si vogliono in due, in genere, ma credo anche in più persone, anche se diventa un po’ difficile strutturare la cosa.
Il mio incubo ricorrente se avessi un figlio sarebbe: e se gli piace il calcio?

Comunque anche volendo non posso avere figli, credo di aver perso la mia capacità procreativa. Anche volendo, non potrei mai adottare, o comunque non sarei idonea per un’adozione, non ho nemmeno un reddito fisso, come se fosse quello il problema.
Per ottenere il cambio dei documenti devo diventare sterile. Potrei operarmi e perdere per sempre le mie gonadi. Potrei anche fare una richiesta in qualche Tribunale per dimostrare che sto bene anche senza una vagina di dubbia utilità e in quel caso devo dimostrare che il principe umido, come avevo sentito chiamarlo una volta, non stilli più una goccia pregna di virile potenza.

In ogni caso, non posso avere figli. E nemmeno aprire un asilo nido, nel caso mi accontentassi di quelli degli altri. Non ho fratelli o sorelle per cui non posso nemmeno avere nipoti. Non posso nemmeno farmi suora. Potrei però lavorare in una ONG, sempre che il disallineamento tra me e i miei documenti non sia un problema. Questo per dire.

Sembra quasi una punizione per aver sfidato il volere divino.

Alla donna disse: i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà.

Alle persone trans* Dio non ci ha proprio parlato e quindi non aveva previsto né dolore né niente, solo l’impossibilità di una esistenza che si aggiunge all’incapacità di procreare, un vicolo cieco, una causa persa, un calzino spaiato. Le persone trans* non esistono, non dovrebbero esistere e quindi non dovrebbero nemmeno figliare, portatrici sane di sterilità e abominio.

Sembra che da sempre la maternità abbia avuto un’ambivalenza letale. La maternità come dovere civile, come aspirazione intrinseca di ogni donna, come creazione della successione al trono o di forza lavoro, come momento di intimità con un qualcosa di tenero, la gioia della maternità e tutte storie che conosciamo benissimo.
Però i congedi di maternità sono brevi, brevissimi, più corti di una stagione di Game of Thrones.
L’idea di paternità come genitorialità accudente quasi non esiste. La donna deve partorire, deve esserne felice e poi deve tornare al lavoro, sempre che ce l’abbia ancora. Della maternità si vogliono vedere solo certe cose, le cose belle, color pastello, le api che girano sul lettino, le risate quando tuo figlio ti piscia in faccia mentre lo cambi.

La maternità non tiene conto di niente e nessuno. E’ un fatto che viene usato, con retoriche più o meno diverse. Non viene mai vista per quella che è e non so nemmeno bene cosa sia.

Anche il rapporto tra le donne e il proprio corpo, come la maternità, ma così anche come l’emotività degli uomini, dovrebbe essere uno dei centri di tutta la civiltà del mondo unito e facente parte di una galassia in pace con se stessa.

Me la immagino così, a un certo punto il tuo corpo inizia a fare delle cose che non puoi controllare, anche lì il ciclo non tiene conto di niente e di nessuno. E’ un fatto che può creare fastidio, dolore, imbarazzo. Tocca che comunque ne tieni conto sempre. Il tuo corpo richiede attenzione, delicatezza, comprensione. Senza aggiungerci poi il discorso estetico, le pressioni sociali, le ansie, le cose.

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Questa situazione gli uomini non l’hanno mai vissuta, la premurosa consapevolezza di essere un campo minato. Semplicemente non c’è e non ce l’ho avuta nemmeno io ovviamente.
Era un tipo di conflitto diverso, ossessivo, diabolico, nevrotico (in questo post mi piace mettere dei trii di aggettivi, poi magari la smetto).

Non so bene come sarei da genitore1.
Posso immaginarlo da come tratto i gatti. Cerco sempre il loro affetto, sono ansiosa, ma me ne frego pure un po’. Prima di prenderli avevo paura di non essere una brava madre, che tipo morivano di fame o che lasciavo in giro dei cani per casa che avrebbero potuto aggredirli.
Mi rendo conto che se vedo dei bimbi piccoli vorrei tutto il loro affetto, che è più facile richiederlo a loro, pure se vedono solo le ombre e sbavano, ma lo fa anche Kevyn, il maschio tra i miei gatti, per usare una terminologia genitoriale, ma anche il piccolo.
Forse non sarei un buon genitore1, però potrei essere un buon genitore2.

Forse invece potrei diventare genitore 1/2 del mio corpo, che è l’unica forma di genitorialità che mi viene permessa. Non voglio dire che questa sia una nuova vita, ma alle volte sembro incinta.

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5 thoughts on “L’ipotesi di una prole

  1. Aspetta di leggere le mie idee sulla maternità, tutte femminili da un corpo femminile e vedrai che non ci sono le cazzo di apette che ronzano con i sorrisini, ma solo un calvario che io non augurerei a nessuno, per quanto volto a qualcosa che dicono sia bellissimo, e il tuo corpo che non è più tuo e fa cose che non vorresti facesse (tipo sformarsi) e ti rode anche abbastanza il culo. Sai l’unico aspetto positivo ora come ora? Le tette, cavolo non ce le ho mai avute, ma le tette spaccano proprio e magari in futuro le rivorrò così belle grosse come me le sto godendo ora X°D

  2. Pingback: L’ipotesi di una prole – Al di là del Buco

  3. oggi sopratutto la maternità è una scelta che va rispettata. Punto. c’è chi la vive bene e chi la vive meno bene. Ci sono donne che vogliono diventare madri, ne sono felici, donne che non vogliono figli, donne che prima non ne volevano e poi cambiano idea, donne che li vorrebbero e non possono averne per varie ragioni, donne che decidono di portare avanti una gravidanza non programmata e donne che decidono di abortire..sono tutte scelte e desideri da rispettare. E vale lo stesso per gli uomini rispetto alla paternità

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