Arianna

film-in-uscita-oggi-al-cinema-24-settembre-2015

Arianna non è un film sull’intersessualità, è un film italiano di formazione che in maniera tangente parla di intersessualità.
Del film italiano ha molte ricorrenze stilistiche (stavo per scrivere topos, ma io il greco non lo so): una colonna sonora con degli archi, silenzi, una protagonista che tocca le cose per conoscerle.

E poi la Natura. Arianna gironzola nella Natura, come se potesse trovarci tutte le risposte. Natura sempre buona, coccinelle sulle dita, alberi, raggi di sole, pioggia estiva che bagna ma non provoca polmoniti, cascatelle argillose, cinghialotti gnammignammi seppur squartati.
La stessa Natura che l’ha fatta nascere intersessuata. A questo punto la risoluzione non è più lì, nei boschi, ma nella Tecnologia medica che rivela e nelle Relazioni familiari che nascondono.

Manca totalmente una riflessione di questo tipo, sono esigente lo so e un film non è nemmeno un trattato di filosofia, ma i presupposti c’erano. Così come c’erano i presupposti per una più sostanziosa analisi dei generi.

Carlo Lavagna, il regista, dice di aver preso spunto da alcuni sogni che faceva da bimbetto dove si immaginava di essere una donna più grande. Si diceva confuso e ciò l’ha ispirato per scrivere e dirigere il suo primo film, forse con eccessiva delicatezza.

Arianna si scopre intersessuata, ma il pubblico grazie allo spoilerone iniziale già lo sapeva. Un inizio a effetto, certo, ma sempre spoilerone. Un giallo-che-non-è-un-giallo.
Dice poi di essere metà maschio e metà femmina, di non capire, di andare per esclusione.
Nel suo passo, nella sua postura, si avverte qualcosa, ma niente di serio. Molto più a confronto con la cugina, piccola donna con tette più grandi.
Di certo non è sparare a un cinghiale o avere un look un po’ boyish o le tette piccole che fa di Arianna un essere ambivalente, anche se le tette hanno un ruolo importante nella definizione dell’identità femminile. Tette e ciclo.

La parte più interessante arriva alla fine, mi sarebbe piaciuto se quello che c’è stato fosse stato solo il preludio e non il centro del film. Avrei voluto vedere come Arianna scopriva veramente se stessa e tutte cose fuori da quel gruppo femminile posticcissimo rispetto al film, quasi una messa in scena di un pensiero teorico, con un montaggio alternato delle partecipanti lievemente straniante.
Come si sarebbe evoluto il rapporto coi genitori, con la cugina, col ragazzino fisichetto, con se stessa, con la città-senza-natura in cui vive e meno strusci adolescenziali, meno acqua, meno alberi, meno pomiciate.

Poi personalmente mi sono ritrovata nella frustrazione di Arianna di vedere un corpo femminile che stenta a formarsi, ho sentito forte la mancanza di un rapporto così intimo con i genitori (esclusa la Grande Rimozione, ovvio, e ovvio anche è solo un film) e varie libertà autoimposte. Tutta quella parte che fa parte di un pre-post adolescenza che ha un quoziente di merdosità moltomolto più basso della mia e che in fondo mi fa sempre rosicare perché così spesso non ho nulla da raccontare e ricordare.

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