How to get a bikini body: l’ambivalenza di un meme

Sono anni che dicono che internet ci rende stupidi e un po’ credo sia vero. Un certo uso dei meme per esempio potrebbe essere sia una condensazione di un pensiero, di un intero percorso, di un’idea. Potrebbe essere la summa assoluta, l’epigrafe perfetta, la battuta rivelatoria, una bomba di intelligenza e arguzia.

Ma potrebbe anche essere una riduzione ai minimi termini, una perdita di complessità, un colabrodo di buone intenzioni.

Questa serie sul corpo da spiaggia è un buon esempio.

La si fa facile, ok. Con stili diversi, ma la si fa facile. Per un momento ho pensato anche io che comunque ho qualche problema coll’andare al mare: che ce vò! è così facile! 

Da un punto di vista si riduce positivamente la questione del body shaming. Sintetizza tutta una serie di messaggi di empowerment femminile in un’unica formula. Una cosa tipo We can do it.
Lo fa pure in maniera ironica, come a dire hey amica non farne un dramma, non c’è bisogno che ti piangi addosso. Accetta quella che sei, accetta il tuo corpo. Ogni corpo è bello, ogni donna deve avere il diritto di andare al mar senza sentirsi un mostro. Devi solo andare al mare. Tanto ti giudicheranno comunque ma almeno ti prendi un po’ di colore che il sole fa bene.

In alcuni casi l’immagine rimarca la relativa semplificazione dell’idea di fondo. Sono chiaramente delle riduzioni che usano l’ironia per comunicare un’idea.
Il caso dei minions è un po’ diverso, in quanto spesso nei meme questi botoli gialli e miopi vengono usati come simbolo di simpatia. Vedendo una vignetta con un minions si sa già che si sta per leggere una cosa simpaticissima e su di me fa l’effetto di chi ride mentre racconta una barzelletta e al contempo annuncia che sta per dire una cosa molto divertente.
Il minions, che è un personaggio preesistente e molto conosciuto, enuncia con la sua sola giallissima presenza qualcosa di veramente spassoso.
L’immagine fotografica che mostra una modella in costume con sguardo fiero è tra tutte quella che si prende più sul serio. È un vero e proprio meme di empowerment. Non c’è nessuna ironia nell’immagine scelta perché la modella potrebbe essere davvero sia la destinataria del messaggio che colei che lo enuncia. Potrebbe essere un messaggio per tutte le altre come lei. E a differenza degli altri meme, il secondo punto, molto aggressivo e fierce, ribadisce la propria autostima.

In questo caso il meme funziona anche come un’autolegittimazione nonché una forma lieve di cyberattivismo, con la diffusione, diciamo virale, di contenuti di empowerment femminile. Magari molte donne leggendolo potrebbero pensare che la faccenda non debba essere così complicata e iniziano a pensare che esistono altri modi per vivere il proprio corpo.

Dall’altra però si riduce anche negativamente la questione del bodyshaming. Cioè una situazione molto complessa dal punto di vista psicologico e sociale viene del tutto spolpato per renderlo in un’unica formula. Una cosa tipo Just do it.
Elimina d’un tratto anni di teorie femministe, di critica al patriarcato. Dove sono finiti tutti i discorsi sulla vergogna, sull’essere oggetto dello sguardo?
Di fatto è una semplificazione inutile e quasi dannosa, ed è questo atteggiamento semplificatorio e reiterato che ci rende più stupidi. La riduzione di una complessità in uno slogan, in una ricetta di self-help facilmente vendibile.

Ma anche l’ironia usata a tutti i costi e in ogni occasione, l’alleggerimento perenne di qualsiasi situazione può essere pericolosa.

Credo che entrambi questi punti di vista (che sono sempre miei, certo) abbiano un proprio valore, che anche in un meme che usa la semplicità per comunicare si nasconda la complessità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 thoughts on “How to get a bikini body: l’ambivalenza di un meme

  1. Lancio un’ipotesi: le complessità di cui parli costituiscono l’unico esempio di masturbazione che fa star male la gente. Ma per davvero, mettiamoci un costume e andiamo a mare, Cristo.

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