Orlando, una tragedia complessa.

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[Ho raccolto una po’ link per cercare di dare una visione complessiva e credo che sarà un post in continuo aggiornamento, se m’aregge]

I club gay hanno una lunga storia. Non sono solo “luoghi in cui gli omosessuali pagano per bere”.

Sono terapia per persone che non possono permettersi una terapia, templi per persone che hanno perso la religione, o la cui religione li ha perduti; luoghi di vacanza per persone che non possono andare in vacanza; casa per chi non ha nessuno; santuari contro le aggressioni. Prendono il suono, il tessuto e la carne del mondo e sotto il velo dell’oscurità e dell’influenza di alcol o droghe trasformano tutto questo in qualcosa da raschiare sino all’utopia.

Please don’t stop the music – Richard Kim

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TGEU TransgenderCouncil2016

Foto del 06-06-16 alle 15.02

la bellissima maglietta con peli di gatto che ho aggiunto io in seguito

Io mi sa che non sono molto da megaevento internazionale.
Quando le persone non hanno i sottotitoli mi trovo un po’ in difficoltà nella comprensione and io myself che parlo inglese, se non sono sincronizzata con un mental dictionary mi esprimo intercalando mugugni&silenzi in cerca di parole (l’inglese come lingua tennologgica).
In più l’edificio della mia socialità ha nelle simpatiche castronerie che dico molte delle fondamenta, e senza di esse non riesco a introdurmi con discorsi e attivismi passati, io che non faccio parte di nessuna organizzazione. Insomma avrei voluto parlare e conoscere molte più persone di quanto abbia fatto (tipo tutte) ma chiudo qui il Momento Disagio e passo oltre.

Al Transgender Council organizzato a Bologna dal TGEU e dal MIT C’erano molte persone, individui proprio in senso stretto, ognuno genderizzato a modo proprio (ho scoperto che esistono davvero i trans con i capelli colorati che vedevo nelle vignette) tante organizzazioni che fanno cose e fanno tante cose, con o senza le istituzioni. C’erano poi talmente tanti workshop e argomenti che ce n’era da parlare per qualche semestre.

Dovessi trovare un tema direi intersezionalità. Ho trovato molto interesse e preoccupazione, for example, per i migranti LGBTQI, così in basso nella piramide dei diritti che li troviamo a malapena in cantina, oltre al riconoscimento legale delle persone non binary. Nei workshop alla salute, alla prostituzione e alle questioni legali (non proprio il mio centro di interesse).
Nell’ultimo panel, ad esempio, si è parlato di brownità, ciccionità, musulmanità, migrantità e pazzità  (unfortunately stavo in coma cerebrale e ho capito less than a half).
In questo senso il movimento trans, direi anche transfemminista, può essere un punto di convergenza di varie istanze politiche e sociali.

La chiave di volta di tutta la faccenda sono di fatto i diritti legali e sociali delle persone trans, queer e migranti.

 

Altough a local political agenda del comune di Bologna che un po’ si apre e un po’ agisce intollerante (vedi Atlantide e Cassero), la scelta di offrire i locali ricchi di echoes e frescoes dei palazzi intorno a Piazza Maggiore ha comunque un valore simbolico notevole. Fossimo state a Roma, se andava bene saremmo state confinate al Palazzo dei Congressi dell’EUR ma mai e poi mai al Campidoglio o al vicino e simpatico Palazzo Venezia o in qualche palazzo a via del Corso. C’erano dietro tanti soldi, va bene, (e spero tanto tantissimo che il MIT ci abbia preso qualche soldino) ma portare a bunch of weird people in centro è stato quasi illuminato.
The sad rant dell’attivismo italiano era sempre lo stesso: no money.

Credo che per l’Italia sia stata una buona occasione e anche una buona base per continuare a discutere e a coinvolgere più realtà di impegno sociale, forse anche chiedere finanziamenti all’Europa, alle Fondazioni e ai privati (se la devono accollare, non possono solo restaurare facciate di palazzi antichi).
Senza fare discorsi utopici e/o futuristici l’intersectionality e ancor più l’inclusione nelle lotte e nelle riflessioni per i diritti civili. Come dire, una visione più olistica della realtà.