Violenza sulle donne. Un’immagine, due usi.

In un articolo per bossy.it dove parlavo della responsabilità che gli uomini dovrebbero avere nei casi di femminicidio, e non solamente responsabilità penale, e della campagna di sensibilizzazione/petizione/altro su Change.org, promossa dall’avvocata Lucia Annibali e dalla deputata PD Alessia Morani.

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L’immagine utilizzata è piuttosto imbarazzante. Prima di tutto perché in un appello rivolto agli uomini si mostra una donna, implicitamente picchiata da un uomo. Ancora una volta è la vittima ad essere mostrata.
Il rapporto tra il testo e immagine è un po’ perverso.
Prima di tutto i destinatari del messaggio non sono gli stessi che hanno causato lo stato della donna nella foto. Fanno parte della medesima categoria di genere, quella degli uomini, ma non sono gli stessi. Sono diversi. Sono meglio.
Si forma una divisione tra gli uomini buoni (quelli che firmano) che devono mobilitarsi per fermare gli uomini cattivi (quelli che picchiano). Teoricamente dovrebbe essere una faccenda tra uomini. Un po’ come quando fanno vedere una foto di un orso polare malandato con l’intento di denunciare l’inquinamento e tutte cose, ma almeno in quel caso c’è una sottile consapevolezza di un sistema dove tutte le parti sono connesse e i nostri 20 euro di benzina e il nostro hamburger hanno un impatto indiretto ma decisivo sull’orso polare perso su un pezzo di ghiaccio alla deriva.

Il giro è un po’ lungo: Guarda questa donna e per aiutarla devi firmare per differenziarti da chi l’ha ridotta così.
Abbiamo una protagonista passivo: la donna e un protagonista attivo: l’uomo-che-firma. E quindi di fatto il protagonista l’uomo-che-firma e la donna un grimaldello emotivo che serve a spingere l’uomo-che-non-firma a diventare l’uomo-che firma.
Chi ha picchiato la donna, ancora, è del tutto spostato fuori campo, il che è ancora più minaccioso.

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Oggi invece mi ritrovo questo post (l’originale era un post sponsorizzato ma me lo sono perso) su facebook.
L’immagine è la stessa ma il senso è radicalmente diverso. Si invita la donna a reagire e smettere di subire e anzi si parla di diritto alla difesa.
E diciamo che in questo la comunicazione è molto più lineare e logica.
Sei stata maltratta? Impara a difenderti.
Non c’è nessun appello a terze persone, l’aggressore rimane comunque fuori campo ma la foto, purtroppo, è sempre quella.

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