Appunti sulla partizione dell’io e su come fare finta di superarla [1.5]

tumblr_nt077dF1aW1tvsltao1_500

[Introduzione inutile che si può saltare]
Ogni volta che penso a me, quindi spesso ma non così spesso, devo operare una partizione.
Non è che la operi attivamente con coscienza elettromeccanica, semplicemente ne prendo atto. Una parte fa-pensa-sente qualcosa e altre no, è difficile che esperisca qualcosa con la totalità mia. Se c’è una parte partecipante, ce n’è anche una scettica e distante. Bivi a U, torni al punto di partenza ma solo dopo aver avuto l’illusione di svoltare.
Coscette di pollo, belle unte, che vibrano diversamente. Questo per aumentare la confusione e per per dar giù di mano con le metafore ostiche.
Non ne faccio un problema. Sto solo appesa a un palazzo alto, di vetro, con delle corde di seta e muco e guardo le cose passare, più o meno. Se c’è vento vengo sballottata un po’ qua e là, poi continuo a guardare le cose passare. Questo per dire che c’è qualcosa che non mi torna…

Da quando ho smesso di farmi ostruzionismo?
Avrò solo trovato dei modi nuovi che ancora non percepisco con chiarezza.
Poi un giorno lo capirò.

…ma anche che l’identità di una persona è meno definita di quanto possa sembrare.

[Fine dell’introduzione inutile, non che il resto spicchi in utilità]

Ora non devo fare altro che aspettare, Sono in un’attesa strana, ma nemmeno tanto. Qualcosa sta lavorando per me. Questo cambiamento paradossalmente mi provoca meno ansia, è una collaborazione, un progetto, ‘na cosa.
Siamo tutte d’accordo che sia così. L’elemento esterno, l’aiuto significante della chimica ideologica aggiunge il giusto apporto di impudicizia timida.
E’ un proggettto questo, non una terapia, men-che-meno una cura.
I cambiamenti che sto vivendo da quanto dipendono dagli ormoni o da me? Preciado parla della disgiunzione tra ormoni e maschile/femminile, è un concetto un po’ difficile da capire, epperò questa atomizzazione degli elementi mi è utile per pensare in altri termini a quello che sto facendo. Poi alla fine, strignistrigni, non è che mi serva davvero.

La nostra identità è plasmata continuamente dagli ormoni, dal cibo, dall’ambiente, dai batteri, dagli altri. Come posso essere certa che io sono quella persona lì che pensavo di essere quando assumendo delle sostanze esterne sto cambiando? Gli ormoni quindi stanno rivelando qualcosa, sono cioè degli strumenti affilatissimi, dei grimaldelli che scardinano casseforti chiuse per anni, che celano tenerezze e fragilità in certi casi di molta minore età – degli agenti esterni in pratica?
Io sono più io con o senza gli apporti chimici che sto assumendo per via orale, leggeri come sardine appena pescate?
Io ero più io col mio dosaggio di testosterone ed endorfine o lo sono più ora che oltre ad abbassare il testosterone aumento i livelli di estrogeni e prendo anche degli stabilizzatori dell’umore? Se smettessi di prendere tutto e tipo diventassi vegetariana e facessi una vita fica e salutare, come cambierebbe la mia identità?
Dov’è il confine tra il mio Vero Io e la chimica sintetizzata? Rimango comunque imperfetta ma forse meno di prima?
Sto diventando la persona che voglio o è solo un caso? La mia volontà interferisce o è solo un riflesso dell’Io, cozza in un mare in tempesta?

Sono domande, ma più che altro speculazioni, sono più salda di prima, mica bandierina in balia della buriana. Non credo esista il progresso come linea retta, e nemmeno la transizione, procedimento medico basato su concetti occidentali, è una linea di progresso quasi ingegneristica.
Aggiungi l’ormone B alla persona H e avrai una versione improved della persona H, una persona H+ diciamo.

E’ una collaborazione dicevo, tra me e le sostanze che prendo, chissà cosa devo aspettarmi, anche di ritrovarmi a essere chi non pensavo di voler essere e comunque vorrei saper ballare per continuare questi moti interni e portarli verso fuori alla marea umida dell’ossigeno del mondo. Forse non esiste un Io che possa fare qualcosa, per questo deve attendere e lasciare che tutto cambi.
Cerco di trovare delle parole ma mi vengono solo movimenti, con specchi e cose e balaustre, no?

[Forse ce l’ho fatta. Sono un origami, che significa appunto piegare la carta. Non c’è nemmeno la scusa di una metafora.]