Una condizione

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La mia depressione è un dato di fatto. Non una malattia, è una condizione.
È un buon punto, questo, credo. Una condizione. 

La prendo come il ciclo mestruale (che non ho), come condizione ciclica, condizione biologica, ha i suoi tempi e non bastano dei buoni consigli (non servono, non hanno nessuna utilità).

Non prendetela troppo alla lettera, lo so che esiste la menopausa.

Non è che viene una volta e via. Viene sempre, gira e rigira e la devo prendere così, come una condizione. Aspetto che passi, perché poi passa.

Quindi insomma, è così. Non voglio prendere nulla che la elimini, ci sto dentro da così tanto tempo, forse non ricordo nemmeno un tempo in cui non lo sono stata. Cosa potrei fare con tutto quel tempo senza la perenne sensazione di

non farlo, non ne vale la pena.

E quel piano del torpore che toglie il fiato come una cattiva digestione (dico cattiva digestione e vuol dire tante cose, oltre al gaviscon). Una leggera apnea.

Non ne vale la pena, di respirare.

 

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3 thoughts on “Una condizione

  1. Lo so che verrò preso come il solito superficiale che semplifica tutto e bla bla bla,
    ma QUESTA VOLTA, per Dio, parlo a ragion veduta. Tre crisi depressive maggiori, 2 ipomanie, tre psicoterapie, antidepressivi e stabilizzatori dell’umore a go go in 14 anni sono un curriculum quantomeno rispettabile. Senza contare l’infanzia e l’adolescenza cupe e tristi e disperate. Ebbene, benedico tutto, farmaci e terapie, ma soprattutto farmaci: hanno eliminato quella crosta che credevo essere CONDIZIONE ma che nascondeva quell’essere buffo, simpatico, creativo, inetto, disperato che sono IO. E al quale voglio bene, nonostante tutto.
    (vabbé poi su cosa sia l’IO e se esista una cosa che si chiama IO potremmo filosofare per secoli…)
    Ma tanto lo so che non riuscirò mai a convincerti. Se questa faccenda della condizione naturale ti rasserena, buon per te. Ma di vita ce n’è solo una e rischi di perdere un sacco di tempo.

    p.s.: ora che ho scritto mi vengono in mente delle cose, tipo che anche tu non sei esattamente estranea a certi percorsi, a certi tentativi di “guarigione”…quindi boh, non so che dire. Questioni di prospettive.

    p.p.s.: I contrappunti in corsivo a destra sono una figata. Tipo dialoghi tra te e te (ma te chi?), tra te e l’altro, tra te e boh.

    • Sia chiaro che non è un’atteggiamento passivo, cercherò sempre di stare meglio. Parlo di condizione naturale perché non è una cosa che dipende da me e che posso gestire in qualsiasi momento (a volte sì, a volte no), e quindi non ha senso sentirmi in colpa o altre pesantezze, e, no, non sono contro gli psicofarmaci in generale.

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