The Danish Girl ovvero una Signorina Buonasera ai primi del ‘900

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Avevo qualche timore a vedere The Danish Girl. Sapevo di non aspettarmi un capolavoro, mi ero anche fatta l’idea che mi sarei commossa ma non l’avrei apprezzato come film. Sarà che oggi ho lo stato emotivo di una verza bollita ma non mi ha nemmeno commossa molto, e dire che comunque quando vedo i film ho la lacrima facile.

Quando si tratta di film storici bisogna sempre distinguere tra le idee contemporanee al contesto storico e le idee contemporanee alla realizzazione del film. Lo stesso evento storico, chessò la vita di Giulio cesare, può essere rappresentato in maniera diversa a seconda del periodo in cui viene rappresentata.

Non bisogna dimenticare nemmeno che il film è tratto non da una storia vera ma dal romanzo di David Ebershoff. Abbiamo già una base di partenza narrativa e finzionale e non documentaria in senso stretto. L’ho letto qualche anno fa e lo ricordo molto più lezioso del film, per dire.

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Il personaggio di Gerda è fin troppo contemporaneo, è indipendente, fuma, è anche sottilmente autoironica e tutte cose, è tutta del XXI secolo (potrebbe pure essere lei la ragazza danese).

Altro discorso vale per Lili. Capisco la sua ricerca corporea e di movimento, ma praticamente metà del film sono primi piani di Redmayne che sorride, in maniera un po’ inquietante. Ma se sia Gerda che Ulla, la ballerina che battezza Einar, sono modelli femminili contemporanei e forti, Lili a che modello di donna aspira?

La commessa.

La differenza tra le due donne è tutta nella scena in cui Lili dice: “Voglio essere una donna, non una pittrice” e Gerda risponde:

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A questo punto Lili risponde con un sorriso condiscendente che potrebbe benissimo significare: “A zì, ma che stai a di’?

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Con le sue maniere leziose Lili e quel foulardino messo un po’ così mi ha fatto venire in mente una vecchia, che era giovane negli anni ’50. Una vecchia che vuole mantenere qualcosa di perduto della sua giovinezza, quando era una giovane bon ton, tutta casa e figli.

In questo senso sia Gerda che Lili sono rappresentate come due modelli di donne assolutamente fuori tempo rispetto al contesto storico.

All’epoca non esisteva nemmeno l’idea di transessualità né di binarismo di genere, per cui è normale che Lili si possa voler attenere ad un’idea di donna che contempli sia la gravidanza, che il matrimonio, nonché una bella patata nuova che la faccia sentire davvero femminona. Comprensibile per l’epoca, anche emozionarsi quando il medico baffuto e paterno le propone la cosa.

Che poi sia pioniera del movimento transgender, come recita il cartello finale, non mi sento di sostenerlo. Semmai è pioniera nei trattamenti chirurgici e della storia delle persone transgender, ma parlare di movimento quando non c’è nessun altro oltre a lei, non mi sembra il caso.

La cosa strana è che tra Gerda (secondo me la vera protagonista del film) e Lili non scatti mai un conflitto de panza e soprattutto non c’è mai un momento in Einar/Lili cerchi di spiegare, con parole sue, come si sente a quella disgraziata della moglie. E’ tutto un piagnucolare, un sentirsi offesa da richieste, anche legittime, da parte di Gerda, un uscire di casa quando le fa comodo.

La condizione transessuale di Lili non irrompe mai violentemente, sembra non ci sia mai nessuna ripercussione sociale.

Visivamente The Danish Girl è un film assolutamente contemporaneo, l’inquadratura è sempre presente come tale, enuncia, il suo essere immagine costruita. Le inquadrature sono spesso centrali e costruite sulla simmetria oppure con oggetti usati come quinte.

Gli interni sono spogli (ma in maniera contemporanea, elegante; non spogli in senso di poracci) oppure ricchi e opulenti. I personaggi, come già anche nel Discorso del Re dove i collaboratori visivi del regista, cioè direttore della fotografia e production designer sono gli stessi (la costumista del Discorso del Re invece quest’anno ha vinto un Oscar per Mad Max: Fury Road, una vincita accolta in maniera davvero poco elegante), sono immersi in questi ambienti minimalisti o sfarzosi, prospettici o disordinati, che anche qui enunciano e non nascondono la messa in scena.

 

Ed è in effetti in tutto e per tutto una messa in scena. Gerda/Alicia recita per il pubblico cinematografico, Eddie recita per l’Oscar, Einar/Lili recita la sua personale versione della sua vita, come un’eroina melodrammatica di qualche operetta sua contemporanea. Tutt’altro che eroina appare. Lili è egocentrica, non empatica, tutta presa da sé e dalle sua manine.

Per inciso, non si mette nemmeno in evidenza il vero talento di Gerda Wegener, le copie verosimiglianti dei quadri di Gerda non sono lontanamente simili a quelli veri, per cui guardando il film non si capisce nemmeno tanto clamore verso una pittrice che sembra appena uscita dall’Upter.

Insomma, se non s’è capito, io stavo dalla parte di Gerda.

 

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6 thoughts on “The Danish Girl ovvero una Signorina Buonasera ai primi del ‘900

      • Eliogabalo fu un imperatore ragazzino del tardo impero, in piena decadenza. Era di origine siriana, e portò nell’Urbe i riti misterici d’oriente e sovvertì un po’ tutto: un giorno sposava una vestale, il giorno dopo si dichiarava moglie di uno dei suoi schiavi…e tentò (non so se ci riuscì) di farsi modificare i genitali per essere a tutti gli effetti moglie del suddetto. Manco due anni e fu sgozzato dalle guardie pretoriane nei cessi del palazzo imperiale. More infos in “Eliogabalo” di Antonin Artaud, “Vita di Eliogabalo” di Elio Lampridio e “Supereliogabalo” di Arbasino. Oppure, se sopportate la mia vocina, qui:

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